Calpesta con leggerezza, perché sono i miei sogni quelli che calpesti.

Roberta Liguori

Questa mattina sono entrata in un bar per prendere un caffè e ne sono uscita con il cuore spezzato.

Ho ordinato il solito caffè lungo, ho pagato e dopo che la barista l’ha appoggiato sul bancone ho aspettato qualche minuto che si raffreddasse, perché era davvero troppo caldo.
Nel frattempo mi sono incantata a osservare il meraviglioso bambino di pochi mesi tenuto in braccio da una delle due giovani donne accanto a me, un bimbo vivace e sorridente vestito con una tutina a righe bianche e azzurre.

Questa donna stava raccontando all’amica le bellezze dell’essere madre. E sosteneva che l’unica, e sottolineo l’unica felicità che una donna può ottenere è quella di fare un figlio e crescerlo.
“Perché” -cito testualmente- “le donne di oggi possono fare carriera, fare sport, diventare famose, avere tutte le soddisfazioni che vogliono ma sono tutti surrogati. Nulla è paragonabile all’essere madre e quelle che non lo provano si devono solo accontentare”.

Nel dire queste parole annuiva e mi guardava, dando per scontata la mia approvazione. Probabilmente nella sua testa tutte le donne della mia età devono già avere avuto dei figli.

Beh, sono rimasta di sasso e quel caffè non me lo sono goduto affatto.
Posso solo immaginare la straordinaria gioia che l’esperienza di fare un figlio possa dare, perché io, come tante altre donne, non ho avuto questa fortuna.
In cuor mio spero di avere le stesse opportunità di felicità di una donna che può essere madre, e ogni giorno costruisco la mia vita con attività che a me danno immensa gioia e tutto mi sembrano fuor che surrogati, ma non avendo esperienza diretta della maternità le mie possono essere solo supposizioni.
E chissà, magari questa tizia ha ragione.

Ma il punto è un altro. Come possiamo essere così presuntuosi e limitati da sparare frasi così pesanti di fronte a perfetti sconosciuti, presupponendo di conoscere le loro vite al punto da permetterci giudizi così spietati?

Ricordiamo sempre che le nostre parole sono strumenti potentissimi che possono dare gioia, guarire, aiutare o ferire a morte. E se non siamo più che certi di conoscere la vita delle persone che abbiamo davanti forse è il caso di evitare malriuscitissime letture della mente, e andarci piano con le nostre sentenze.

Ammetto che le parole di questa donna mi hanno ferito. Ho finito il mio caffè, le ho sorriso e me ne sono andata salutando.

E con un groppo in gola mentre tornavo verso casa ho ripensato alle parole di W. B. Yeats:
“Calpesta con leggerezza, perché sono i miei sogni che calpesti”.

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