Io sbaglio. Per essere migliore.

Roberta Liguori

Eccoci qua, ho sbagliato di nuovo. Ho fatto un’altra cazzata, ma ho imparato subito la lezione e ho portato a casa una nuova strategia quindi va bene così.

Perché, ebbene sì, io sbaglio. Sbaglio un casino e sbaglio un sacco di volte.
Sbaglio quando faccio qualcosa di nuovo, quando mi alleno, quando mi esercito a parlare una nuova lingua, quando svolgo il mio lavoro, quando prendo decisioni. E a volte sbaglio anche quando mi relaziono con le persone.
Commetto errori di continuo, nelle mille cose che faccio, perché il punto è proprio questo. Io faccio. E ogni volta punto a fare sempre di più e sempre meglio, senza paura di commettere errori.
Ed è per questo che miglioro.

Ammetto che non è sempre stato così. Una volta ero terrorizzata dall’idea di dimostrare che ero fallibile, e spesso evitavo di agire per la paura di commettere sbagli. E ho scoperto che questa è una paura molto comune. Spesso noi esseri umani siamo terrorizzati dall’idea dell’insuccesso, e viviamo nella perenne angoscia di essere giudicati, di ricevere critiche o di essere umiliati di fronte ad altre persone. E allora quando non siamo sicuri di riuscire in qualcosa spesso preferiamo evitare di metterci in gioco. Ma così facendo non evolviamo come persone.

Questa paura non è certo innata nell’essere umano, ma è una paura appresa. Pensa alle sfide che abbiamo superato sin da piccoli, per diventare grandi. Pensa a quando abbiamo iniziato a camminare o ad andare in bicicletta senza le rotelle. Ci lanciavamo in ogni nuova attività con totale entusiasmo e fiducia, e anche se ogni tanto cadevamo chissenefrega. Ci rialzavamo subito, montavamo in sella e ripetevamo la stessa azione aggiustando il tiro. Ed è per questo che imparavamo così in fretta. Nessuna paura del giudizio, nessuna paranoia da fallimento, nessuna generalizzazione sull’essere persone destinate all’insuccesso. Ma solo una sana concentrazione verso il risultato.

Tutto ciò che gli esseri umani hanno appreso, ha dovuto essere imparato grazie a un’esperienza di successive prove ed errori.
Gli esseri umani hanno imparato solo sbagliando.

-Buckinster Fuller
Il punto è che per crescere abbiamo bisogno di imparare, e per imparare dobbiamo cimentarci in situazioni nuove e sconosciute, foriere di potenziali errori. E solo quando accetteremo che lo sbaglio è parte intrinseca del processo verso il successo e non qualcosa che deve indurci allo scoraggiamento -o, addirittura a mollare – innescheremo in noi quel mindset che ci permetterà di raggiungere risultati rapidamente in qualsiasi campo.
In matematica, in fisica e in Programmazione Neuro Linguistica il concetto di fallimento non esiste, esistono solo risultati. Quando il risultato che otteniamo è quello che speravamo va tutto bene, quando è diverso dobbiamo semplicemente imparare la lezione e mettere in pratica quegli aggiustamenti che ci consentiranno di fare meglio la prossima volta. Senza lasciarci cogliere da inutili paranoie.

Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.

-Michael Jordan

A questo punto dobbiamo fare attenzione a un aspetto delicato: il solo fatto di aver commesso uno sbaglio non ci farà automaticamente imparare qualcosa.
Diamo troppo spesso per scontato che un’esperienza ci insegna qualcosa solo perché l’abbiamo vissuta, ma è sufficiente pensare a tutte le volte che ripetiamo un errore per capire che invece è vero proprio il contrario.
«Gli uomini non sono saggi in proporzione tanto all’esperienza quanto alla loro capacità di fare esperienza» sostiene George Bernard Shaw, e in effetti conosco persone adulte che per maturità e capacità di gestire i problemi sono rimaste all’età adolescenziale. Ne conosco altre invece, molto giovani ma allo stesso tempo sagge, perché capaci di trarre il massimo insegnamento da ogni sbaglio.
Queste persone hanno in comune una caratteristica: dopo aver ottenuto un risultato non desiderato riescono a osservare il proprio comportamento dall’esterno e ad analizzarlo, distinguendo ciò che è stato utile e ciò che può essere migliorato.

Ecco allora tre domande utili da farci per massimizzare l’insegnamento che possiamo trarre da un errore.
Ogni volta che otteniamo un risultato diverso da quello sperato, chiediamoci:

1) Cosa ho fatto di buono questa volta, che mi ha avvicinato al risultato che speravo di ottenere?
2) Quale comportamento mi ha allontanato dal risultato che speravo?
3) Cosa posso fare di diverso, la prossima volta?

Grazie a questo strategia negli ultimi anni ho imparato un sacco di cose, e la cosa più importante è che per essere felice devo continuare a imparare.
La legge della natura è molto semplice: tutti gli esseri viventi che non evolvono muoiono. E se noi esseri umani non dedichiamo sufficiente attenzione alla nostra evoluzione e al nostro sviluppo come persone, moriremo dentro. Ci ritroveremo incastrati in una vita che non ricordiamo di avere scelto, saremo schiavi di abitudini ed emozioni non nostre, ci troveremo a vivere in ambienti, situazioni e con persone che non ci piacciono e non saremo di alcuna utilità né a noi stessi né al mondo che ci circonda.
Se invece accettiamo umilmente di fare tesoro di tutto ciò che ci accade, riconosciamo la nostra responsabilità in ogni evento e ci prendiamo la briga di chiederci quale insegnamento possiamo trarre da ogni particolare momento della nostra vita, costruiremo in noi atteggiamenti e comportamenti utili, che ci avvicineranno sempre più a ciò che vogliamo ottenere.
Possiamo e dobbiamo imparare da qualsiasi evento ci accada, anche e soprattutto dai nostri sbagli. Ecco perché non dobbiamo averne paura. E solo traendo il massimo insegnamento da ogni esperienza potremo migliorare noi stessi e di conseguenza il mondo che ci circonda.
Perché, come diceva Gandhi, per migliorare il mondo dobbiamo anzitutto migliorare noi stessi.

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