Una scelta poco furba.

Roberta Liguori

Oggi ho ricevuto una email davvero strana.

Una persona che sei mesi fa ha frequentato un mio corso introduttivo ha trovato il coraggio di scrivermi dopo tutto questo tempo per chiedermi cosa avessi contro di lei e perché l’avessi abbandonata.

Con il magone sono andata avanti nella lettura, e ho scoperto che tutta questa sofferenza è stata causata da un mio comportamento: alla fine del corso non l’ho salutata.
Mi ha spiegato che è stata molto male per questa cosa, che si è sentita abbandonata e poco importante, e che ha scelto di non frequentare altri corsi con me perché riteneva che questa mia azione fosse la dimostrazione che provo disinteresse nei confronti dei miei allievi.

Nel leggere questa email ho provato due sentimenti, in quest’ordine.

Prima di tutto, costernazione. Mi sono sentita davvero dispiaciuta per essermi comportata in un modo che ha generato sofferenza una persona. È una cosa che mai, mai e poi mai vorrei fare.

Poi è subentrata la rabbia. Perché come è possibile che siamo così abili a complicarci la vita?

A volte stiamo male per giorni, settimane, addirittura mesi o anni per qualcosa che esiste solo nella nostra testa, magari per un comportamento tenuto da un’altra persona al quale attribuiamo un significato negativo. E pensare che basterebbe una domanda diretta alla persona interessata per evitare tutta questa inutile sofferenza.

In quel corso, un introduttivo che dura tre ore, erano presenti più di cento persone, e come sempre alla fine io saluto tutti, rispondo a tutte le domande, faccio foto da mettere su Facebook, scrivo dediche sul libro, insomma sono la persona più disponibile del mondo. Quando questa persona è passata a salutarmi stavo facendo un autografo su un libro e non l’ho proprio vista; lei non mi ha detto nulla ed è scappata perché doveva prendere il treno, ma invece di salutarmi al volo spiegandomi la situazione (avrei interrotto la dedica per salutarla) ha scelto di andarsene e di dare un significato negativo a ciò che era accaduto. E di stare male.

Spesso stare male è una scelta.
Una scelta poco saggia.
Ci facciamo venire mal di pancia devastanti perché pensiamo che quella persona avrebbe dovuto fare quella cosa in quel preciso momento, e siccome non l’ha fatto questo significa che ci odia, che non siamo importanti per lei, che abbiamo inutilmente sprecato un’amicizia, un amore, una vita intera.
…e magari quella persona in quel momento era solo sovrappensiero, e proprio non si è resa conto di quel comportamento.

Spesso stare male è una scelta.
Una scelta poco furba in effetti.

Una decisione molto più saggia è invece quella di basare i nostri sentimenti, le nostre azioni e le nostre reazioni su fatti oggettivi. E, nel dubbio, fare qualche domanda in più per avere informazioni certe, evitando azzardate letture della mente.

Ora questa persona, che è stata così gentile da darmi il permesso di usare questa storia per dare uno spunto di riflessione a tutti, ha imparato la lezione. Da ora in poi mi ha promesso che farà scelte più sagge, e… si è già iscritta al mio prossimo corso, così da allenare la sua abilità di avere sempre l’atteggiamento più utile in qualsiasi situazione.

Stare bene o stare male spesso è una scelta.
Tu cosa scegli?

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